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| Nonno Rodolfo da bambino |
L’immagine sembra respirare da sola, come se il tempo avesse rallentato per lasciarle spazio. Un bambino su un triciclo sottile, quasi fragile, è fermo in un istante che non conosce fretta. La luce morbida e soffusa del bianco e nero accarezza i contorni, trasformando un semplice cortile in un piccolo teatro dell’infanzia. Il muro chiaro alle sue spalle diventa una pagina vuota su cui la memoria scrive senza rumore. Il triciclo, con le sue ruote sottili e il metallo nudo, appare come un compagno fedele, un cavallo metallico che promette avventure appena fuori dall’inquadratura. Comincia a stargli un po' stretto, con lo sguardo Rodolfo cerca traguardi più importanti, ma lo stringe con naturalezza, come se quel gesto fosse il suo modo di stare al mondo: saldo, curioso, pronto a partire verso l'avventura della sua vita. I pantaloncini, la maglia scura, le calze tirate su raccontano un’epoca in cui tutto era più semplice, più essenziale, più vicino alla terra. C’è una dolcezza quieta in questa scena, una nostalgia che scalda i nostri cuori. È il ricordo di un’infanzia che non abbiamo vissuto ma che riconosciamo comunque, perché parla un linguaggio universale: quello dei primi passi della vita, delle giornate che sembravano infinite. Chissà se il nonno all'epoca già immaginava cosa sarebbe riuscito a realizzare nella sua vita, o se era solo nei suoi sogni, oggi noi continuiamo a portare avanti l'azienda fondata da lui con lo stesso amore e la stessa passione.
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